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Surreali denunce per maltrattamenti mai avvenuti

Mi chiamo Francesco, ho 41 anni, ho una bambina di 8 anni e sono un libero professionista.
Prima della separazione padre e lavoratore modello, dopo a detta della mia ex padre inidoneo e violento.
Ho ricevuto surreali denunce per maltrattamenti mai avvenuti.
Recentemente la mia ex si è recata presso il Pronto Soccorso lamentando un generico dolore alla spalla in assenza di alcun segno obiettivo di colluttazione e di alcuna lesione ecografia e radiografica (solo calcificazioni di vecchia data), nonostante non vi fossero segni di maltrattamento il giudice ha emesso provvedimenti provvisori estremamente restrittivi che comprimono drammaticamente la frequentazione con mio figlio.
Inutile cercare di spiegare il dramma che ha invaso la mia vita.
Cosa posso fare per levarmi di dosso l’infamia di “uomo violento” che oltre ad essere completamente infondata ha anche causato una drammatica riduzione della frequentazione di mia figlia?


Buongiorno Francesco,
cercherò nel possibile, visti i pochi dati a mia disposizione, di darti una risposta esauriente ma soprattutto efficace. Ovviamente la mia risposta non è una risposta legale, per questo ci sono altri professionisti, ma psicologica, ovvero cosa fare per toglierti dalla testa la sensazione di essere una persona violenta, eliminare dalla mente questo pensiero che non ti appartiene. Caro Francesco, innanzitutto il fatto stesso che tu non ti senta una persona violenta e che questi pensieri ti facciano star male significa che hai una buona conoscenza di te e sai cosa è il bene e il male. Partiamo da qui. Sicuramente le infamie ricevute e molto probabilmente le frasi denigranti hanno minato la tua autostima e la percezione di te stesso. Per riuscire a eliminare questa sensazione dovrai lavorare molto sul recupero della tua autostima, prima di tutto come padre ma anche come uomo. Devi credere in te stesso e nelle tue capacità. Non esistono tecniche particolari o pillole magiche, ma la tua tenacia e la tua forza nell’essere un bravo papà e un uomo che crede in se stesso ti aiuteranno ad uscire da questa situazione. Chiaramente ora questo è difficile perché tua moglie ha minato la tua identità, la tua autostima con queste frasi, col suo comportamento, portandoti a dubitare di te stesso.
Recuperare la propria autostima e la propria identità è un lavoro duro e faticoso ma non impossibile. Sono convinta che un percorso psicologico di sostegno in questo momento potrebbe giovarti  e aiutarti a ritrovare te stesso e la giusta serenità per affrontare questo tortuoso cammino.
Ricorda comunque che la tua autostima riguarda il tuo valore, non ciò che hai ottenuto! Non considerare cosa ottieni ma considera quello che puoi fare per te stesso e per i tuoi bambini e non arrenderti mai. Tutti facciamo degli errori, pensa solo a cosa si può migliorare, non sabotare te stesso con critiche inutili e non ascoltare il giudizio altrui. Il problema è se pensi di valere oppure no. Ora più che mai è il momento di pensare che sei un uomo forte e che vali! E’ chiaro che stai dando troppa credibilità alle parole di altri o di tua moglie, quindi non credere mai a qualcuno che non crede in te. Sii te stesso e coltiva la tua percezione dei valori e dei sentimenti.
Con questo augurio ti mando un caro saluto!

Dr.ssa Fulvia Siano
Psicologa Clinica e Giuridica, Medicina psicosomatica

Madre che ostacola la frequentazione della bambina

Buongiorno, sono Marco un padre in fase di separazione, ho una bambina di 6 anni che da circa 1 anno vedo sporadicamente perché la madre ostacola la nostra frequentazione. Questa contrazione dei nostri rapporti mi crea molta sofferenza e sono preoccupato per il nostro rapporto. Premetto che non ho mai avuto alcun problema con mia figlia (al contrario è sempre stato un rapporto di grande amore padre-figlia) ma incredibilmente, nel corso degli ultimi tempi, sembra manifestare un atteggiamento di rifiuto immotivato verso la mia persona.
Cosa può giustificare questa surreale e drammatica situazione? Come posso comportarmi?


Gent. le Sig Marco,
da ciò che scrive è possibile ipotizzare come sua figlia sia inserita in un conflitto di lealtà ossia un sentimento doloroso che i figli sperimentano quando per effetto di “cattive”  separazioni, l’equilibrio del legame madre-padre-figlio viene meno, mettendoli nella scomoda posizione di sentirsi costretti ad allearsi con un genitore contro l’altro.Con la separazione mamma e papà si fanno carico di una grande responsabilità: trasmettere ai figli il messaggio che gli è permesso continuare ad amare entrambi e che possono manifestare liberamente il loro amore sia all’uno che all’altro. Nel caso di separazioni conflittuali o in cui un genitore ostacola gli incontri, si creano conflitti di lealtà. Uno dei genitori, in genere quello collocatario, può infatti sviluppare una serie di paure riguardo alla relazione con i figli, che deriva dalla  sua difficoltà di distinguere ciò che appartiene alla relazione coniugale da ciò che rientra in quella genitoriale. In particolare il timore è, che chi ha “tradito” la coppia e il patto emotivo su cui il legame si fondava, possa “tradire” anche i figli. Ne deriva una propensione del genitore collocatario ad avvicinare a sé i figli, facendone i propri alleati, che trova la sua massima espressione nello screditare quello non collocatario, soffermandosi costantemente su difetti e mancanze. Il rischio per i figli è quello di apprendere modalità relazionali disfunzionali, caratterizzate da un lato da vissuti di forte dipendenza dal genitore con cui s’identificano e dall’altro un atteggiamento di distanza, fantasie di abbandono e un senso di sfiducia nei confronti della relazione con il genitore non collocatario. Rispetto a sua figlia è importante dunque, continuare ad essere presente, a non manifestare rabbia nei suoi confronti, e ad essere paziente rispettando i suoi tempi, senza mostrare atteggiamenti di orgoglio ferito. Contenere dunque, scenate di rabbia, rifiuti e opposizioni perché il contenimento attende alla capacità genitoriale. È indispensabile però, a monte, che lei e la madre, intraprendiate un dialogo costruttivo non condizionato da campagne di discredito e/o denigrazione. Potrebbe proporre alla sua ex compagna, un sostegno alla genitorialità per entrambi; Garantire ai bambini continuità di affetto, educazione e cure, evitando di costringerli a scegliere uno dei genitori, è la principale responsabilità degli adulti.In tal senso i percorsi di sostegno alla genitorialità possono fornire strumenti utili sia per metabolizzare questioni che riguardano il legame coniugale, sia per continuare a esercitare i ruoli genitoriali in maniera efficace. Se da parte della madre, non dovessero esserci riscontri in tal senso ma opposizioni, per la tutela e il benessere psicologico della minore, e per il diritto suo e di sua figlia di vivervi il vostro rapporto serenamente, può pensare di ricorrere ad una Consulenza Tecnica d’Ufficio.

Dr.ssa Clelia Gaudiano
Psicologa/Psicoterapeuta, Mediatrice Familiare, CTU

Difficoltà scolastiche

Salve, sono un genitore separato.
Mio figlio frequenta la quarta elementare e, in seguito alla separazione, presenta difficoltà scolastiche.
Come posso aiutarlo?


Gentilissimo,
non è facile, per un bambino, accettare la separazione dei genitori perché all’improvviso, vede crollare il suo mondo familiare, perde i suoi punti di riferimento e le sicurezze acquisite.
E può inziare a manifestare diversi disagi come una scarsa socializzazione, disturbi del sonno, una ridotta frequenza al sorriso o un calo di rendimento scolastico.
Il bambino non è parte attiva nel processo di separazione, la subisce e deve sottostare passivamente alle decisioni prese dai suoi genitori i quali, al di là di ogni contrasto personale, dovrebbero riuscire a mantenere un buon equilibrio basato sul rispetto e la tolleranza reciproci e a dimostrarsi disponibili ad aiutare il proprio figlio ad affrontare un momento così difficile.
Il bambino ha bisogno di essere tranquillizzato sul futuro della propria famiglia e sta ai genitori ascoltare le sue emozioni, comprendere i suoi stati d’animo ed essere entrambi sempre presenti nella sua vita per poter ricreare un ambiente che lo rassicuri.
Mamma e papà sono due figure insostituibili e complementari.
Il rapporto affettivo con la madre favorisce la costruzione di una immagine di sè sana e di una adeguata autostima mentre il coinvolgimento del padre contribuisce allo sviluppo di diverse abilità soprattutto nel campo delle relazioni sociali e personali.
E’ bene sottolineare come i bambini che siano stati elogiati dai padri, che abbiano sempre potuto godere di una presenza paterna affettuosa e interessata riescano ad ottenere buoni risultati scolastici.
Molto importante è continuare a fare qualcosa con il bambino come affiancarlo nello studio, avere svaghi e interessi comuni perché fare qualcosa insieme rende complici e permette a un figlio di crescere felice e sereno e di avere successo a scuola e nella vita anche se i genitori sono separati e un bambino felice e sereno impara meglio perché ha livelli più alti di serotonina, l’ormone della felicità che ha effetti benefici sull’apprendimento.

Dr.ssa Paola Rolando
Pedagogista

Mediazione familiare

Quali sono le caratteristiche della mediazione familiare che la rendono differente dalla separazione giudiziale?


La mediazione familiare rappresenta un’opportunità per le coppie che si trovano in alta conflittualità in fase di separazione. Difatti la crisi di coppia determina una forte conflittualità che nella maggior parte dei casi potrebbe far perdere il controllo nella gestione del bene comune da tutelare: “i figli”.

In questi casi la mediazione familiare offre una soluzione che consente un confronto alla pari tra la coppia che si separa per favorire un buon proseguimento dei rapporti. L’obiettivo della mediazione familiare è quello di aiutare a trovare un nuovo equilibrio nella fase di separazione poichè anche se non si è più coppia si continua ad essere genitori.

L’opportunità che offre la mediazione familiare è quella che attraverso l’esplorazione di bisogni, emozioni ed interessi si può raggiungere un accordo durevole nel tempo in quanto lo stesso viene deciso tra le parti in conflitto. Un ruolo fondamentale è svolto dall’avvocato al momento dell’omologa dell’accordo dinanzi al Tribunale.

Avv. Concetta Coletta

Aspetti deontologici

Il mediatore familiare può relazionare in merito al contenuto delle trattative avvenute durante il procedimento di mediazione?

Il mediatore familiare è tenuto al rispettare il segreto professionale quanto ai contenuti della negoziazione durante tutto il processo di mediazione.
Qualsiasi informazione appresa dai mediatori familiari è riservata e confidenziale e non deve essere resa nota senza il consenso scritto di tutte le parti coinvolte.
Nessuna relazione peritale o sanzione penalizzante le parti può essere formulata o imposta dal mediatore familiare o dalla struttura, pubblica o privata, presso cui opera. Infatti, il mediatore non è un giudice, non decide per le parti ma le aiuta a raggiungere un accordo, senza emettere alcuna forma di giudizio.
Le parti hanno il diritto durante e dopo le procedure di mediazione di rifiutare la pubblicizzazione e proibire altrui dal pubblicizzare le comunicazioni fatte durante la negoziazione, sia che la controversia si sia conclusa con un successo oppure no.
Le parti, d’intesa, possono presentare l’accordo raggiunto in mediazione in Tribunale per ottenere l’omologa dal giudice.

Dott.ssa Consolata Santino
Mediatrice Familiare

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